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novembre 20th, 2017

L’Italia ha scoperto le App un business da 800 milioni

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Written by: Giuseppe De Michele
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Secondo l’ultima indagine del Politecnico di Milao, nel 2011 il settore ha visto un incremento del 54% e si appresterebbe a superare nel corso di quest’anno il miliardo di euro. Oltre i valore del mercato dei videogamedi JAIME D’ALESSANDRO

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IL MONDO mobile ancora una volta ha fatto boom. Tanto che il mercato legato al traffico dati da e per dispositivi portatili, poco importa che sia uno smartphone o un tablet, in Italia registra un più 54 per cento nel 2011 e ha buone possibilità di replicare lo stesso tasso di crescita vertiginoso nel 2012. Ormai, stando all’ultima indagine del Politecnico di Milano, è un business che vale 800 milioni di euro e si appresta a superare il miliardo in questi giorni. Non è cosa da poco, per avere un termine di paragone basti pensare che il mercato dei videogame vale 993 milioni, quello dei libri invece i tre miliardi e quello del cinema veleggia attorno ai cinque.

I NUMERI DELLA RICERCA 1

“Le app sono diventate sinonimo di navigazione in Rete”, spiega Andrea Rangone, a capo del team del Politecnico che ha condotto la ricerca, “Gli smartphone in Italia sono ormai 25 milioni, anche se è inclusa la prima generazione di telefonini multimediali di Nokia che con iPhone e Android hanno poco a che fare”. Parliamo del 60 per cento dei cellulari attivi, molto al di sopra della media mondiale quindi. Secondo l’ultima indagine dalla Ericsson, ci sono oltre sei miliardi di sim attive sulla Terra, fra le quali un miliardo si connettono al Web. Più di quattro miliardi di persone usano il telefonino e 700 milioni hanno uno smartphone. Entro il 2017 saranno cinque miliardi le connessioni mobili ad Internet, con tre miliardi di smartphone in circolazione. Il traffico dati è destinato a crescere di 15 volte, quello da cellulari evoluti stile iPhone di 20 volte. Ed è merito in buona parte delle app, che stanno sorpassando la navigazione tradizionale da browser.

“Per ora in Italia le applicazioni più popolari sono quelle social, iniziando da Facebook”, racconta Guido Argieri della Doxa, che ha collaborato con il Politecnico alla stesura del rapporto. “Seguono quelle destinate alla mobilità e ai viaggi, quelle per lavorare, i videogame e infine le news. Solo un terzo delle app però viene usata più di una volta al mese, mentre il 20 per cento è consultata settimanalmente”. Insomma, di applicazioni se ne scaricano tante, in special modo quelle gratuite, poi però solo una sparuta minoranza diventa strumento quotidiano.

In Italia la maggioranza di chi frequenta gli app store, il 62 per cento, ha fra i 25 e i 44 anni ed è un uomo nel 60 per cento dei casi. Ma è fenomeno che sta mutando troppo rapidamente per essere fotografato con precisione. Il tasso di crescita dal punto di vista economico è stato del 90 per cento nel 2011 e nel 2012 aumenterà di un altro 70 per cento. Eppure, considerando la diffusione capillare delle app, producono un giro d’affari ancora piccolo che in Italia vale circa 75 milioni di euro. Del resto è noto che la stessa Apple guadagna dalla vendita di iPhone e iPad, non tanto dagli introiti prodotti da iTunes e App Store. Sensibili poi le differenze fra piattaforma Apple e Android. Su iPhone gli utenti italiani disposti a pagare sono più numerosi rispetto a coloro che hanno un cellulare con sistema operativo Android. E questo spiega in parte perché fra gli sviluppatori di applicazioni appena il sette per cento ha fatturati superiori ai 50 mila euro l’anno. La maggior parte invece arriva si e no ai mille euro, mentre circa un quarto vanta un giro di affari i mille euro e i 10 mila.

“Il fermento imprenditoriale legato al campo delle app è incredibile”, fa però notare Rangone. “Sono 12 anni che non si vedeva un impulso a livello mondiale e italiano tanto forte. Gli app store stanno rivoluzionando il mondo del software, con la nascita esponenziale di sviluppatori indipendenti e piccole realtà aziende. C’è una netta demarcazione fra i tanti che riescono a malapena a guadagnare poche migliaia di euro e chi invece comincia a realizzare profitti interessanti. Ma fra questi ultimi, molti hanno iniziato a lavorare negli ultimi due anni. E’ un segnale importante: questo è un settore che può portare innovazione e occupazione nel nostro Paese”. Come dire: siamo solo all’inizio. Il bello, nel magico mondo delle app, deve ancora venire.

(11 giugno 2012)


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